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Museo Hermann Nitsch
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Museo Hermann Nitsch | La costruzione di una cosmologia - vol. 1 Il ruolo sociale dell’artista
Stefano Arienti, 2013

Museo Hermann Nitsch

La costruzione di una cosmologia – vol. 1
Il ruolo sociale dell’artista.

Stefano Arienti – Andrea Nacciarriti

В«economiaВ»

Venerdì 18 ottobre – ore 18.30
Napoli, Museo Hermann Nitsch – vico lungo Pontecorvo 29/d

Prosegue il ciclo di conversazioni pubbliche tra artisti, che rappresenta il vol.1 del progetto В«La costruzione di una cosmologiaВ».
Il tema dell’intero ciclo, che si svolge a Napoli fra giugno e novembre 2013, ha come fuoco centrale il ruolo dell’artista nella società e la prospettiva attraverso cui viene discusso in questa occasione partirà dal concetto di economia.
La domanda da cui questa conversazione partirà è forse un quesito che non verrà posto formalmente, ma che sarà l’inevitabile nota continua nel confronto fra due figure come Stefano Arienti e Andrea Nacciarriti. Cos’è economia? E’ la somma delle sue implicazioni a dare senso a questo concetto o al contrario è quest’ultimo a determinare condotte precise che vanno dalla percezione del singolo nella società, fino alla governance di intere nazioni.
Siamo in un momento della Storia in cui a decidere il destino di interi popoli, la loro sopravvivenza, anche a livello di identità culturale – si pensi allo scioglimento dell’Orchestra Sinfonica Greca o alla chiusura dell’Università Nazionale di Atene – sono le conseguenze di processi economici. Ma cancellare le istituzioni culturali di un paese non vuol dire eliminarne la produzione culturale. L’arte va avanti come un atto necessario, che trasforma in energia finanche il più azzerante dei panorami. A cosa serve l’arte al tempo della sua insostenibilità economica? E, di contro, qual è il volto dell’arte in un momento in cui essa sembra identificarsi come non mai con il suo mercato? Questa contraddizione in atto è il punto di partenza di una riflessione condivisa tra due figure che nella propria ricerca hanno continuamente affrontato gli aspetti più paradossali di un sistema e della sua tenuta.

Stefano Arienti è un maestro. Maestro di carte, delle tre carte, direi. Un gioco, questo, dove l’abilità non consiste nell’individuare la carta giusta, ma nel capire qual è il proprio ruolo in quel teatro di strada che si tira su accanto ad un semplice banchetto di legno, in quel gioco delle parti in cui tutto è estremamente definito ed invita il passante a prendere posizione. Il gioco delle tre carte è il gioco della vita che è sempre nelle proprie mani. Si può farsi dissanguare, si può decidere di passare oltre, si può far saltare il tavolo. Nei lavori di Arienti, mi pare che sia sempre il soggetto al centro del discorso, a dispetto di tutto, a dispetto della macchineria in cui è inserito, centrifugato. E che l’identità si perda nel turbinare di un orario dei treni o di un mazzo impressionante di banconote, mi pare sempre che ognuna delle sue costruzioni preveda una via d’uscita. O forse, è proprio attorno ad una via d’uscita che sono tirate su le sue costruzioni.
E allo stesso modo, di Andrea Nacciarriti non riesco a scordare un’opera di tre anni fa. Lo sfondamento della vetrina della sua galleria. L’arte come atto di teppismo. Un’azione dirompente, deflagrante nel silenzio pneumatico di una Torino che già allora portava in sé le avvisaglie del declino che l’avrebbe fatta sprofondare nel nulla attuale. Il rumore del vetro che si infrange, della struttura che cede, la violenza semplice e perfetta di un atto di rottura costituisce un esempio, un precedente per quella che può dover essere la figura dell’artista in questi tempi in cui la macchina sembra lanciata verso il burrone e l’unico modo di salvarsi e saltare giù spaccando un finestrino.

Gian Maria Tosatti


Museo Hermann Nitsch
Vico Lungo Pontecorvo 29/d – 80135 Napoli
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