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 INFO
Padiglione Haiti
54th Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia
Riva dei Sette Martiri, Sestiere Castello
(vicino ai Giardini della Biennale)
Venezia Italia

e
Fondazione Querini Stampalia
Sestiere Castello, 5252
30122 Venezia
(fino al 31 luglio)
info@deathandfertility.org
www.deathandfertility.org


segnalato da e-artnow

condiviso da numero civico rovereto




 ARTI VISIVE


Andrè Eugène, 'Doc Zozo', 2011. Photo by Daniele Geminiani


Padiglione Haiti

Il Ministero della Cultura e Comunicazione della Repubblica di Haiti è lieto di annunciare che quest'anno, per la prima volta, La Biennale di Venezia, vedrà la partecipazione nazionale di Haiti.

Il padiglione di Haiti presenterà due interventi curatoriali paralleli: Haïti Royaume de ce Monde (Haiti reame di questo mondo), una mostra itinerante a cura dell'haitiano Giscard Bouchotte, che esporrà opere di 15 artisti residenti ad Haiti e nella Diaspora, ed un intervento in esterno dal titolo Death and Fertility, ideato dall'artista italiano Daniele Geminiani con il supporto della fotografa e curatrice inglese Leah Gordon. Il padiglione della Rebubbica di Haiti renderà omaggio a Edouard Glissant, scrittore e filosofo caraibico di recente scomparsa.


TITOLO/title: DEATH AND FERTILITY
ARTISTI/artists: Jean Hérard Celeur, André Eugène, Claude Saintilus
COMMISSARI/commissioners: Daniele Geminiani, The Island
CURATORE/curator: Daniele Geminiani
CURATORE AGGIUNTO/adjunct curator: Leah Gordon
COMITATO SCIENTIFICO/scientific committee: Donald John Cosentino, Leah Gordon MANAGER DEL PROGETTO/ Project manager: Mary Zurigo


La mostra DEATH AND FERTILITY presenterà le opere di tre artisti di Port-au-Prince che fanno parte del gruppo Atis Rezistans (“resistenza artistica” in creolo), un collettivo di scultori della Gran Rue. Il gruppo, avviato a metà degli anni novanta, ha origine in uno dei quartieri più poveri di Port Au Prince, che si sviluppa lungo la Gran Rue, l'arteria che attraversa la capitale haitiana.
“Questa è la più nuova comunità artistica emersa nell'ultima decina d'anni da un agglomerato di baracche di Port Au Prince, Haiti. Questi artisti producono lavori che riflettono una gibsoniana, lo-sci-fi e distopica visione della loro società, cultura e religione, forse la sola in grado di traghettare la cultura di Haiti nel ventunesimo secolo. Jean Herard Celeur e Andre Eugène sono nel nucleo di questo movimento, che comprende altri sette- otto artisti più giovani, i quali realizzano tutti opere scultoree. Il loro lavoro ha aperto a nuove potenzialità espressive l'arte haitiana ispirata al Vodou. Quest potenti collage scultorei fatti di collettori di aspirazione di motori, viscere di computers, televisori, detriti di attrezzatura medica, crani umani, rottami e ogni sorta di cianfrusaglie, trasformano i rifiuti di un'economia fallimentare in inquietanti totem post apocalittici.” (L.Gordon) Death and Fertility è incentrato su Gede, una famiglia di spiriti che nella religione Vodou si incarnano nei credenti, possedendoli con una carica spirituale che unisce eros a thanatos.
La scelta curatoriale di focalizzare l'attenzione su Gede intende evidenziare la riflessione degli artisti sugli estremi della vita e quegli elementi presenti nel loro lavoro che rimandano alla morte e alla sessualità, riflettendo la complessità del Vodou. Le intersezioni, analogie, l'uso della specularità nella struttura della mostra costituiranno una possibilità di approccio a Gede complessa e coinvolgente.
La mostra Death and Fertility sarà allestita all'interno di due container per il trasporto marittimo da 40 piedi (12.19 m), disposti perpendicolarmente l'uno all'altro a formare una croce a T. Scegliendo due colori standard come il rosso e il blu, in cui sono disponibili la maggior parte dei container in commercio, il padiglione si riferisce inoltre ai colori della bandiera di Haiti.
Progettare il padiglione all'esterno in una struttura temporanea come i container marittimi si relaziona alla realtà sociale, nazionale, culturale ed economica di Haiti, la cui storia è stata segnata dal commercio internazionale e dallo sfruttamento. Allo stesso tempo questo elemento rimanda al fatto che gli artisti in mostra provengono da un quartiere molto povero di Port-au-Prince che si trova nelle vicinanze del mare e del porto.


TITOLO/title:

HAÏTI ROYAUME DE CE MONDE (Haiti kingdom of this world)



ARTISTI/artists: Sergine André / Elodie Barthelemy / Mario Benjamin / Maxence Denis /Edouard Duval-Carrié / Frankétienne / Guyodo / Sébastien Jean / Killy / Tessa Mars / Pascale Monnin / Paskö / Barbara Prézeau / Roberto Stephenson / Hervé Télémaque / Patrick Vilaire
COMMISSARIO/Commissioner: Fonds de dotation agnès b and Institut Français
COMMISSARIO AGGIUNTO/adjunct commissioner: Régine Estimé (Service Culturel de l'Ambassade d'Haïti en France)
CURATORE/curator: Giscard Bouchotte
COMITATO SCIENTIFICO/scientific committee: Carlo A. Célius, Eduard Duval-Carrié
COORDINATORE/coordinator: Mary Zurigo

Un anno dopo il sisma di Haiti del 12 gennaio 2010, che è costato quasi 300.000 vite e ha causato ingenti danni, gli artisti haitiani non vengono considerati con alcuna priorità. Se FOKAL, una delle rare istituzioni con mezzi proporzionati ai suoi progetti, è stata risparmiata, il Ministero della Cultura e gli spazi culturali di Port-au-Prince non hanno resistito: i musei, le gallerie, i centri d'arte non saranno operativi ancora per qualche tempo. L'anno scorso, ciò che restava della sala cinematografica della capitale ha chiuso i battenti, con il pretesto di improduttività. Tutto normale.
Non esiste alcun aiuto alla creazione o all'industria cinematografica.
Mentre i diversi governi haitiani hanno avuto altre priorità sociali da superare in questi ultimi anni, i Paesi stranieri hanno assistito, anch'essi, al deperimento degli splendori di quei pochi anni felici per... mancanza di stato d'urgenza. Adesso, insieme, essi non possono ormai che ricostruire ciò di cui Haiti ha bisogno per poter risalire la china, di fronte ad un'accresciuta concorrenza.
Questa esposizione che ho immaginato, itinerante, è prima di tutto una testimonianza della vitalità creativa di questo popolo. Essa avrà come merito di evitare ogni qualsiasi tentativo di commiserazione. Poiché non si tratta di arrivare a Port-au-Prince con dei barattoli di vernice. Gli artisti hanno soprattutto bisogno di condizioni di lavoro dignitose; di essere presi in considerazione prima di tutto in una dimensione locale (Caraibi) e di integrarsi nei circuiti delle grandi manifestazioni artistiche e delle biennali internazionali. Questa mostra presenta i creatori haitiani al mondo, sotto una nuova luce.
Se Haiti non era integrata nei grandi circuiti del mercato dell'arte contemporanea prima del sisma, non bisogna farsi illusioni: non vi rientrerà con un colpo di bacchetta magica. Il terremoto non avrà cambiato nulla a tale livello. Occorrerà superare l'approccio urgentista, uscire dal genere di informazioni su Haiti da cui siamo tutti tempestati, per portarsi là dove regna la creazione, per attirare dei professionisti che non conoscono gli artisti che ci vivono, per trasformare la carità in scambio. Come potrebbe questo Paese, di cui si spera la riedificazione, ricostruirsi senza cambiare il nostro sguardo su di esso e la sua cultura? Come dare uno spazio adeguato sulla scena internazionale agli artisti haitiani, evitando le restrizioni geografiche? Come alimentare l'utopia di questa nuova regione del mondo?







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